Nel XIX secolo è stato introdotto l'uso del seme di donatore nel trattamento della coppia sterile.
Un ginecologo inglese, Pancoast, nel 1884 realizzò la prima documentata inseminazione eterologa (AID) utilizzando come donatore, il miglior studente della sua classe. Inizialmente tale tecnica ebbe uno sviluppo lento, tanto che fino al 1927 nella letteratura internazionale sono riportati solo 88 casi di AID.

Nuovo impulso ed espansione si ebbe in seguito agli avvenimenti "cardine" di Ogino e Knauss nel 1932 e di Rostand nel 1945; si dissociarono così il tempo della donazione dello sperma da quello della sua utilizzazione.

In alcuni paesi come la Francia, il dono del seme è gratuito e viene considerato il dono di un coppia fertile 8si preferiscono uomini sposati con prole) a una coppia che non può avere figli. Le donazioni avvengono in centri pubblici e sono sollecitate da iniziative pubblicitarie.

In Italia tutti i centri per l'inseminazione artificiale eterologa sono privati, poiché una circolare del Ministero della Sanità vieta espressamente questa tecnica nelle strutture sanitarie pubbliche.

INDICAZIONI E LIMITI

Le indicazioni all'utilizzo del seme eterologo sono:

IL DONATORE E LA BANCA

Il donatore è il cardine fondamentale su cui si fonda questo settore terapeutico. Oltre ad essere poco numerosi vi è una rigida selezione nel reclutamento dei soggetti da parte dei Centri che gestiscono le banche del seme per cui, in definitiva, è possibile che si istituiscano delle liste d'attesa per le coppie in trattamento.
Il donatore deve essere maggiorenne e di età inferiore ai 50 anni. E' preferibile che sia sposato e già padre di uno o più bambini sani. Va ricordato che il dono dello sperma, come quello del sangue e degli altri organi, è gratuito oltre che rigorosamente anonimo.
In alcuni Centri è riconosciuta una piccola somma variabile per il rimborso spese. In fase preliminare il soggetto verrà indagato per il rischio di patologie ereditarie nonché per le infezioni sessualmente trasmissibili. Si passa poi a considerare le caratteristiche del liquido seminale, sia a fresco che dopo congelamente e scongelamento: saranno accettati solo i soggetti in cui si rileverà un'ottima resistenza degli spermatozoi allo stress fisico dello scongelamento. Si documenteranno quindi le varie caratteristiche come la corporatura, il peso, il colore della pelle, dei capelli, degli occhi e il gruppo sanguigno perché possano essere confrontate con quelle del partner della coppia ricevente.

Infine si effettuano le donazioni, in genere al ritmo suggerito dal donatore stesso. E' auspicabile ottenere almeno sei donazioni così da conservare circa 100-150 paillettes a -196° C per un periodo "finestra" di sei mesi prima che il controllo del donatore per la negatività all'HIV consenta di utilizzarle.
Al fine di evitare consagnuineità, ci si dovrebbe limitare a raggiungere al massimo 10 bambnini nati per donatore in famiglie differenti. E' possibile che la coppia ricevente richieda di mantenere nella banca alcune paillettes dello stesso donatore da cui hanno ottenuto un bambino per gravidanze successive.

Come accade per altre donazioni, non è facile reclutare nella popolazione generale i soggetti idonei. Convincere le persone a perdere del tempo, a fare degli esame, spesso prelievi scomodi e imbarazzanti, in uno slancio di solidarietà, non è cosa facile.
La maggior parte delle persone sono ancora poco informate sui problemi della sterilità, ancor meno di quella maschile. E' per questo che in Francia, oltre che a campagne pubbliche di informazione e alla sensibilizzazione della classe medica, la maggior parte dei donatori sono reclutati dalle stesse coppie richiedenti a beneficio di altre coppie.

LA TECNICA

Fondamentale è la corretta valutazione della partner femminile per poter utilizzare il seme donato con la tecnica di fecondazione assistita più idonea. La più semplice è l'inseminazione intracervicale.

La paziente sarà sottoposta a dun monitoraggio ecografico ed eventualmente ormonale per controllare la crescita follicolare che potrà essere spontanea oppure indotta da farmaci. La prima inseminazione sarà eseguita il giorno prima dell'ovulazione e una seconda applicazione sarà effettuata all'incirca 24 ore dopo. Accomodata la paziente sul lettino da visita, il ginecologo estrarrà la paillette dall'azoto liquido che a temperatura ambiente si riscalderà rapidamente. Visualizzato il collo dell'utero, la paillette sarà montata su un apposito dispositivo che consente, premendo delicatamente sul pistone, di depositare gli spermatozoi, in essa contenuti nel canale cervicale.
E' consigliabile che la paziente resti distesa per pochi minuti dopodiché potrà tornare alle sue attività quotidiane.

I RISULTATI

Dopo l'inseminazione non segue obbligatoriamente una fecondazione e una gravidanza. Alcune variabili condizionano il raggiungimento del successo. Indubbiamente l'età della donna è una di queste, poiché è accertato che statisticamente dopo i 35 anni la fecondità diminuisce rapidamente.

La effettiva capacità fecondante del seme, nonostante risultino ottimi i principali parametri dopo scongelamento, è un'ipotesi comunque da valutare.
La tecnica di inseminazione è quindi un fattore fondamentale poiché non è importante inseminare spesso ma al momento giusto.
In uno studio effettuato su cicli trattati con una sola applicazione si è potuto constatare che le inseminazioni eseguite il giorno precedente all'ovulazione erano quelle che ottenevano maggior successo.
La gravidanza, come la nascita non comporta alcun rischio particolare derivante dalla modalità di concepimento. Dal concepimento in poi, il tasso di patologie ostetriche dopo AID è sovrapponibile a quello delle gravidanze ottenute spontaneamente.

Si calcola tuttavia, statisticamente che per ogni ciclo di AID la probabilità media per una donna normalmente fertiel di ottenere una gravidanza non superi il 10%. Dopo 6 cicli di inseminazione circa il 50% delle coppie è gratificata da un successo, mentre dopo 12 cicli lo è solo il 66%. E' ragionevole quindi dopo sei cicli di trattamento ponderare ilc aso prescrivendo eventualmente ulteriori indagini che potrebbero evidenziare patologie fino a quel momento non diagnosticate. Se nulla emerge, bisogna decidere se continuare con le inseminazioni oppure consigliare una fecondazione in vitro, che oltre ad essere terapeutica, può essere utile dal punto di vista diagnostico.

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